Neuroni a specchio

Da quando in un laboratorio di neurofisiologia di Parma Giacomo Rizzolatti Luciano Fadiga, Leonardo Fogassi, Vittorio Gallese e Giuseppe di Pellegrino hanno scoperto l’esistenza dei neuroni a specchio, molti intellettuali si sono entusiasmati all’idea che gli stessi neuroni possono essere attivati dall’esecuzione di un’azione e dall’osservazione della stessa azione. A mio parere e’ un po’ come la scoperta dell’acqua calda, cioe’ non dobbiamo immaginare troppo che le cellule neuronali abbiano funzioni specifiche, la stessa cellula si puo’ attivare con funzioni cognitive differenti, ma anche i mediatori chimici non sono univoci come li vorremmo immaginare, le sinapsi colinergiche possono essere attivanti o inibenti, dipende. Da questo possiamo dedurre solo che il sistema cerebrale e’ come una rete telefonica la quale permette il passaggio di comunicazioni ma non determina i contenuti delle comunicazioni, per fare una analogia, non possiamo scambiare l’attivita’ elettromagnetica dei cellulari con il contenuto di un discorso: Mario dice a Piero stasera andiamo a mangiare una pizza. Semmai esiste una fonte da cui partono i contenuti dei nostri pensieri questa va cercata altrove, non nel cervello. Riduzionismo e verita’ scientifica sono cose differenti poiche’ forse se con una troppa “apertura intellettuale” si fa solo della fantascienza con sola l’ottusita’ mentale di certo non si giunge a conoscenza, semmai solo a pregiudizi scientifici ostativi di conoscienza.

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Informazioni su Carla Foletto

psicologa psicoterapeuta
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2 risposte a Neuroni a specchio

  1. giuliettastarlight ha detto:

    Parlo da studentessa in psicobiologia e neuroscienze cognitive dell’università di Parma e da allieva del professor Fogassi. Rispetto ovviamente il suo parere in merito allo studio sui neuroni specchio ma non mi trovo pienamente d’accordo sul fatto che rappresenti una scoperta “inutile”…Penso che la mia posizione mi faccia propendere per questa idea, ma sostengo che le implicazioni di una tale scoperta siano notevoli e interessino enormemente anche la ricerca psicologica, al di là della mera applicazione neurofisiologica. Mi fa piacere comunque che l’argomento susciti interesse nei professionisti! Complimenti per il blog, la seguo molto volentieri!

  2. Carla Foletto ha detto:

    Tutt’altro, non penso che sia una scoperta inutile, anzi utilissima per alcune posizioni eccessivamente riduzionistiche, volevo solo dire che se il neurone “x” si attiva mentre la scimmia mangia una banana, con tutta probabilità si attiva anche per un’altra attività cognitiva, è proprio quello che hanno dimostrato no? Che lo stesso circuito si attiva sia quando la scimmia mangia la banana sia quando vede l’altra scimmietta mangiarla. I contenuti ideativi non sono specifici di determinati circuiti, sono specifici quelli esclusivamente percettivi, ovvio altrimenti non condivideremmo le stesse interpretazioni sensoriali da parte del cervello. Questa evidenza però ha suscitato in alcune persone la presunzione che tutto sia riconducibile alla sola attività neuronale, specifica, tipo “l’idea di mamma che sorride” è localizzata nei neuroni x-y-z, questo a mio parere non è possibile perché “la mia mamma che sorride” è un esperienza soggettiva (contenuto) che può scorrere in un circuito neuronale (contenitore) oppure no in quanto presente “in potenza” ed esplicabile anche senza contenitore (circuito neuronale) in forme non constatabili dal punto di vista “empirico” cioè con la sola percezione sensoriale che è anch’essa stessa interpretazione condivisa della mente (oggettiva) con elementi di soggettività. Grazie x il tuo interesse.

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