Reazioni e tratti così detti paranoidei: ipotesi teorica

lupiPreda

Le reazioni paranoidee sono di semplice comprensione, per esempio nei reduci di guerre che devono uccidere senza che vi sia una ragione diretta fra se stessi e il nemico, che giustifichi il loro comportamento mentre nello stesso tempo essi stessi sono oggetto della stessa cosa. Ma il tratto paranoideo da cosa potrebbe essere causato se non vi sono esperienze paranoicizzanti nella vita del soggetto?

Questo tipo di problema psichico è molto più raro, la maggior parte delle volte abbiamo reazioni a esperienze paranoicizzanti e sono piuttosto frequenti, negli ambiti umani d’interesse economico, la dove l’esproprio occulto nei confronti del soggetto (vittima) lo porta a sperimentare problemi di paura per la propria sopravvivenza a causa della mancanza di mezzi di sussistenza (automatismo dell’emozione della paura).

Nei rari casi in cui l’atteggiamento del soggetto è più un tratto distintivo del suo temperamento, piuttosto che una reazione, potremmo avere la causa principale a livello genotipico ovvero un “memorizzazione” che risale a esperienze precedenti nel mondo animale, e potrebbe essere stato codificato un allert genetico per quanto riguarda  i cosidetti predatori opportunistici. (per es un lupo uccide una preda e un branco di sciacalli la ruba, e/o un lupo  uccide una preda e i lupi del suo branco la rubano, questo si ripete sempre lasciandolo affamato sempre di più fino a morire di fame)

In altre parole potremmo affermare che: fra le varie modalità d’interferenza, dell’emozione della paura sull’attività psichica del soggetto, che possono produrre risposte inadeguate nel suo comportamento, nel “tratto paranoide” è presente un’attivazione riconducibile a modalità “istintuali- automatiche” normalmente mediate dall’amigdala e a una qualche esperienza o codifica genetica (memoria arcaica) di una qualche esperienza di antenati (animali) che può avere attinenza con l’essere stata vittima di un “comportamento predatorio” che ha messo in difficoltà la sopravvivenza specie-specifica.

Per semplificare: le reazioni sono quelle del predatore che difende la propria preda da predatori opportunistici, all’interno di un “branco” che percepisce come inaffidabile, un branco di simili che diventano essi stessi predatori verso chi ha cacciato la preda, questo accade per esempio nei deserti in branchi di canidi, dove le risorse alimentari sono scarse.

In tal caso l’esperienza potrebbe codificarsi “geneticamente” come memoria e attivarsi in  comportamenti automatici sulla base di stimoli ambientali non situazionali, la più conosciuta fobie  è per es la paura dei serpenti (con il veleno possono condurre vicino alla morte, ‘se uno morisse non riuscirebbe a trasferire geneticamente- questa esperienza che resta codificata in modo forte nelle future generazioni), questo tipo di paura “accende” l’amigdala la quale si connette con il tronco encefalico (comportamento di difesa attacco cortico-adrenalinicamente mediato) , quindi non è molto facile mediare queste reazioni a livello encefalico-corticale, per questo spesso notiamo nei cosi detti tratti paranoidi: consapevolezza ma anche senso d’impotenza verso i proprio sentire e ambiguità verso il gruppo di appartenenza cioè nemmeno il proprio gruppo è “sentito” come affidabile anche se la persona comprende che questo non ha molto senso.

Concludendo la cosidetta paranoia è molto più probabilmente un disturbo della sfera emotiva e non della sfera cognitiva e vanno distinti almeno due tipi uno di tipo reattivo e uno di tipo costitutivo.

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Informazioni su Carla Foletto

psicologa psicoterapeuta
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