Il cervello come una foto satellitare, Non è vero che gli psicofarmaci agiscono in modo selettivo sul cervello per esempio sostanze diverse si legano allo stesso recettore GABA, producendo effetti diversi.

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Ora prendiamo ad esempio il recettore GABA (quello su cui legano anche le benzodiazepine); in presenza di determinate condizioni il recettore GABA considerato da tutti come avente attività inibitoria sul snc, è invece in grado di determinare un eccitamento delle cellule nervose, “tramite un abbondante ingresso di cl- a livello intracellulare, da cui ne consegue che il potenziale di equilibrio dei cl- assume valori più positivi del potenziale di riposo” (Kandel 13), in definitiva lo stesso recettore può essere sia inibitorio (nel GABA più frequente) che eccitatorio (nel GABA più raro).

Inoltre i recettori GABA si legano con parecchi tipi di farmaci e sostanze psicoattive per esempio anestetici generali (gassosi o iniettabili) benzodiazepine, ipnotici, barbiturici, alcol, producendo effetti diversi che vanno dalla perdita di coscienza (anestetici) alla “presumibile”diminuizione di ansia in realtà è solo sedazione (benzodiazepine) all’induzione di sonno (zolpidem e barbiturici); tutti aumentano la frequenza di apertura del canale recettore GABA, ma producono effetti diversi, qualcuno parla di particolari sottotipi di subunità, per esempio lo Zolpidem si legherebbe a GABA A, le benzodiazepine ai GABA alfa, ma anche le “mutazioni non senso” che per esempio determinano una troncatura delle subunità alfa e gamma del recettore GABA A causano certe forme di epilessia congenita, forse si predispone con l’uso continuato di Zolpidem e benzodiazepine una malattia genetica (o qualcosa di simile) che prima non c’era?

Concludendo la principale attività del sistema nervoso è quella di integrare i messaggi (potenziali d’azione) fra le diverse alternative possibili, infatti un neurone, avendo su di sé in contemporanea migliaia di stimolazioni inibitorie ed eccitatorie, deve “decidere” se inviare o non inviare il “messaggio elettrico” la concentrazione dei neurotrasmettitori (quindi gli psicofarmaci) determina solo una inibizione o attivazione ma in modo causale, che interferisce nell’integrazione dei segnali e se interferisce in modo massiccio (alti dosaggi quindi intossicazione neuronale) inibisce interi sistemi anche quelli sani e vitali, questo non è un effetto terapeutico.

Per rendere l’idea con una metafora, il cervello è come un’ enorme rete stradale vista dall’alto di notte, si vedono scorrere segnali luminosi (i fari delle auto/potenziali d’azione) ma in realtà i segnali luminosi sono elementi complessi a livello sub atomico (motore dell’auto, carrozzeria, guidatore) e solo se giungono a destinazione producono “l’idea: sono arrivato a Roma, sono arrivato a Parigi” come noi abbiamo “consapevolezza” di: questo è rosso, quello è movimento, sento un do piuttosto che un mi… I neurotrasmettitori sono il carburante, “come stazioni per l’erogazione di carburante”, non dicono dove devono andare le auto, si mette solo la benzina per farle arrivare dove devono arrivare, gli psicofarmaci sono sostanze o come l’acqua, l’auto non parte più e il segnale si spegne (bloccano i recettori e inibiscono il potenziale d’azione es antipsicotici o ansiolitici ma anche l’alcol) o come la benzina super con 100 volte gli ottani che dovrebbe avere, (attivano i recettori es antidepressivi ma anche l’anfetamina per esempio) all’inizio fa andare l’auto più veloce ma poi si fonde il motore e comunque non hanno il potere di modificare il percorso del segnale, ovvero dove va l’auto. Ma quello che più importa sono gli incroci, che permettono ad alcune auto di passare e ad altre no, o di trasformare una zona in “zona a traffico limitato” e un’altra in superstrada (integrazione dei segnali).

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Informazioni su Carla Foletto

psicologa psicoterapeuta
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