L’ereditabilità genetica della schizofrenia? Un’invenzione scientifica.

Secondo alcune indagini statistiche generiche, nei gemelli omozigoti con genitori schizofrenici, la probabilità di avere nella loro vita dei sintomi etichettati come schizofrenici arriva al 50%, questo ha indotto gli psichiatri a pensare che nella “schizofrenia” vi fosse una predisposizione genetica (malattia geneticamente ereditabile).

Somministrando aloperidolo (serenase), nominato come antipsicotico, secondo il “protocollo psichiatrico” i sintomi della schizofrenia scomparirebbero.

I neurobiologi hanno costatato che l’aloperidolo inibisce indiscriminatamente le sinapsi dopaminergiche, pertanto, in ambito psichiatrico, si è diffusa l’idea che la schizofrenia fosse dovuta a un’ eccessiva presenza di dopamina nel cervello, che andava progressivamente diminuita con terapie farmacologiche.
La ricerca genetica di uno studio a livello globale ha trovato che le popolazioni che storicamente hanno compiuto migrazioni hanno dimostrato un livello maggiore del DRD4 (un gene che modula il numero e l’attività delle sinapsi dopaminergiche) , questo gene è associato a un comportamento di ricerca di novità, ovvero si tratta di persone curiose con una elevata propensione all’esplorazione, e fin qui la cosa è in concordanza con gli studi dei neuroscienziati che collocano la memoria operativa prevalentemente nella corteccia prefrontale ed entorinale, dove sono presenti numerosi recettori dopaminergici.
La memoria operativa è importante nei comportamenti di esplorazione in quanto permette l’integrazione di informazioni spaziali, propriocettive ecc., e la dopamina ha un ruolo importante nei meccanismi di apprendimento e piacevolezza a seguito del raggiungimento di un obbiettivo o appagamento di desiderio.

La variante 7R di DRD4, è presente nel 20% della popolazione e queste persone in genere mostrano entusiasmo verso il cambiamento, l’avventura, il movimento e sono molto propensi a esplorare novità in tutti i sensi: luoghi, idee, relazioni e a essere più disposte a correre rischi per la piacevolezza che da in sè il comportamento esplorativo, nei decenni scorsi gli psicologi avrebbero parlato di persone intelligenti che mostrano interesse e curiosità
Questa variante oggi invece, sarebbe correlata a deficit di attenzione e iperattività, in un certo senso è una variante che rende più o meno sensibili agli stimoli esterni, probabilmente se gli stimoli esterni sono carenti, si attiva un meccanismo di spiacevolezza (frustrazione) che dovrebbe portare il soggetto a cercare un ambiente più stimolante, probabilmente se questo viene impedito il soggetto attiva un comportamento reattivo nei confronti dell’ambiente che impedisce al soggetto di trovare un ambiente per lui “piacevole” (più stimolante), non si capisce l’aspetto patologico in un bambino che segue questa procedura di adattamento egosintonica.
Un ulteriore studio ha mostrato che una popolazione nomade africana, gli Ariaal, sono portatori dell’allele 7R e tendono a essere più forti e meglio nutriti di quelli che non ce l’hanno; se invece conducono una vita stanziale nei villaggi, i portatori di 7R tendono a essere peggio nutriti. Pertanto il valore della variante dipenderebbe dall’ambiente: una persona con 7R sta benissimo in un ambiente mutevole e deperisce in una condizione di stanziale.

Secondo uno studioso: Moyzis, la variante 7R è più alto nelle persone novantenni e rende più improbabile l’insorgere di demenza senile, quindi se la persona viene lasciata a scelte di vita egosintoniche, ha maggiore aspettativa di vita.

 

Nei pazienti psichiatrici, costretti ad assumere aloperidolo (serenase, che inibisce a presenza di dopamina nel cervello) si osserva invece un aumento del deterioramento cognitivo che a questo punto appare più come un effetto collaterale della terapia piuttosto che come un’evoluzione della “malattia schizofrenica”.

Inoltre sembra che piuttosto che di “malattia mentale” possa trattarsi d’intolleranza da parte di un contesto sociale stanziale che vedrebbe nella curiosità e tenacia ad esplorare di un individuo, una “comportamento pericoloso” per la serenità del contesto sociale, naturalmente nei soggetti geneticamente più intraprendenti lo spessore etico deve essere maggiore, ma qui si tratta di adeguatezza nello sviluppare la formazione della coscienza etica (scuola, famiglia) e non di malattia mentale.

Concludendo: il 50% di gemelli omozigoti (figli di presunti schizofrenici) che più facilmente andrebbe incontro a “sintomi schizofrenici” più probabilmente è dato dalla probabilità casuale ( 50%) che un soggetto con genetica presumibilmente predisponente si adatti agli schemi cognitivi degli stanziali (pur essendo propenso ai viaggi e all’esplorazione) e alla probabilità casuale (50%) che intraprenda uno stile di vita egosintonico o meno, e che il contesto sociale stanziale tolleri o meno il suo approccio (con elevata e parallela ideazione) cognitivo all’interno di schemi sociali predisposti. Non si capisce per quale motivo l’1% della probabilità nella popolazione stanziale (perché è li che viene misurato) di avere “sintomi schizofrenici” debba essere ritenuto indicativo rispetto un 50% di probabilità nella popolazione propensa a emigrazione e spostamenti/nomade (con allele DRD4).

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Informazioni su Carla Foletto

psicologa psicoterapeuta
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